Tra Apuane, Appennino e la via Francigena.
Dicono che le Apuane siano le Alpi della Toscana, e difatti è proprio con questo appellativo che sono conosciute.
Le cime aguzze e rocciose e i versanti ripidi niente hanno infatti a che vedere con i più dolci rilievi dell'Appennino, e
anche il tesoro che nascondono e che le ha rese famose in tutto il mondo, cioè il marmo, le rende qualcosa di profondamente
diverso da tutte le altre montagne della penisola.
Dal punto di vista geografico, tuttavia, le Apuane non sono che il prolungamento di un contrafforte dell'Appennino Tosco-Emiliano,
situato tra il Passo del Cerreto e quello di Pradarena, che si abbassa progressivamente per poi risalire e generare così la catena
che si estende tra il Serchio e il mare.
Lo stesso crinale separa due mondi diversi come la bassa Lunigiana e la Garfagnana, l'una
in provincia di Massa Carrara e l'altra di Lucca, ma accomunati dalla cultura delle cave e da quella del castagno.
Due mondi ricchissimi di bellezze naturali e di testimonianze artistiche, che s'incontrano alla Foce dei Carpinelli, presso il
Santuario della Madonna della Guardia, luogo di spiritualità situato proprio tra i due territori e caro ad entrambi.

Se la Via Francigena, dunque, passava sul lato del mare, certamente non meno frequentata, nel corso dei secoli, è stata questa variante
che giungeva da Aulla a Lucca percorrendo le due valli e quella media del Serchio.
Non solo; è su questo tracciato che si raccordavano le vie di attraversamento appenniniche che collegavano avventurosamente le zone di
Reggio Emilia e Modena con Massa e Lucca. Una di esse, quella che da San Pellegrino in Alpe scende verso Castelnuovo Garfagnana, nel
Settecento fu inserita nel tracciato della Via Vandelli, che collegava Modena a Massa valicando poi le Apuane all'alto Passo della Tambura.
Il santuario dell' Argegna e quello di San Pellegrino in Alpe sono solo due delle innumerevoli testimonianze di fede che si incontrano
in queste terre di montagna, certamente povere dal punto di vista economico, caratterizzate dal duro lavoro del bosco e del marmo se non
dall'emigrazione, ma ricchissime, oltre che delle citate bellezze naturali, anche di umanità e spiritualità. Eremi suggestivi e antiche
pievi si affiancano alle cime dei monti e al silenzio delle selve nell'invito alla contemplazione. Nei centri più importanti, poi, si
possono incontrare autentiche perle come, soprattutto, il meraviglioso Duomo di Barga.
E non manca la memoria dei santi, da quelli leggendari - come Viano, Pellegrino e Bianco - rimasti ben presenti nella memoria popolare,
ad altri di cui si conservano precise testimonianze storiche. Come il Beato Ercolano da Piegaro (Perugia), dell'Ordine dei Minori,
che nel 1435 ricevette dal papa Eugenio IV licenza di costruire due conventi nella Lucchesia, uno dei quali a Pieve Fosciana, dove ancor oggi è ricordato.
Ebbe fama di valente predicatore e la notorietà della sua santità e del suo insegnamento, dopo la morte, gli guadagnarono un culto popolare giunto fino a noi.
Tutto questo si incontra nella variante interna della Francigena che si incunea tra i monti per poi sbucare nella piana di Lucca.
E percorrendo il fondovalle o le varianti, stradali e pedonali, che corrono sui versanti apuani e appenninici, verrà certamente
voglia di andare a vedere cosa c'è al di là di quella cima o lungo quel sentiero che dobbiamo lasciare a destra o a sinistra per
proseguire verso la meta. Non c'è da stupirsi, proprio perchè qui lo stupore è di casa.